Metodologia

Innanzi tutto il progetto intende lavorare su zone a più grosso disagio sociale, facendo un lavoro sulla promozione che sarà guidata, su Roma, dallo studio sulle poverty map prodotte dal Governo e che garantiranno il raggiungimento del target che più di tutti necessita di partecipazione. Vuole questa essere una delle prime buone prassi che il progetto abilita e su questo punto si concentrerà grossa attenzione, convinti che si debba fare il massimo per raggiungere anche situazioni di non facile attivazione (soprattutto adolescenti con scarsa propensione alla vita pubblica).

Il  progetto rappresenta una novità nel campo della formazione non formale per l’empowerment dell’infanzia e dell’adolescenza realizzata all’aperto con la diffusione di azioni positive di vita quotidiana finalizzata ad essere veicolate per l’emulazione. Sempre più spesso infatti le varie materie sociali e pedagogiche si intersecano per contribuire a migliorare gli aspetti educativi che coinvolgono gli adolescenti nella fase in cui assimilano e assorbono tutto ciò che li circonda e che viene loro proposto. E’ questo il momento in cui l’empowerment può aiutarli a prendere coscienza delle proprie capacità ed avere fiducia in loro stessi.

Il progetto mira quindi ad attivare soluzioni di psicologia sociale e indicare un processo di maturazione in cui si prende coscienza delle proprie competenze e capacità incrementando negli adolescenti la stima che si possiede di se stessi per spingersi a fare sempre di più e sviluppare le proprie potenzialità. Nel nostro caso l’ empowerment sarà di gruppo, ed applicato a diversi contesti per produrre miglioramento.

Vogliamo spingere i ragazzi oltre i propri livelli per conoscere e sviluppare aspetti della propria personalità che appaiono ancora latenti e che necessitano solo di una spinta per emergere e raggiungere un grado più elevato, per accrescere nei ragazzi la fiducia in se stessi e incentivare dunque a fare sempre di più, senza perciò rimanere fermi e smettere di imparare e perfezionarsi.

Guidati da un esperto di settore, gli adolescenti hanno scelto di ripensare, attraverso una progettazione sociale mirata, il Parco di Ponte di Nona, area verde utilizzata non solo dai minori residenti nel quartiere di riferimento ma nell’intero quadrante Roma Est.

La scelta è stata dettata dalla centralità del Parco “L. Sinisgalli” nella vita di Ponte di Nona e, in particolar modo, in quella dei giovani che non hanno a disposizione altri spazi pubblici dove potersi incontrare/confrontare. I ragazzi, dunque, hanno deciso di mettere su carta quello che, secondo loro, quest’area verde può e deve diventare.

Le lezioni del laboratorio di “Progettazione sociale” hanno previsto una prima parte teorica ed una seconda pratica con tanto di sopralluogo nel Parco di Ponte di Nona. In questa seconda fase si arriverà alla produzione  di un progetto condiviso che contenga al suo interno proposte e bisogni dei giovani del quartiere: “Il progetto a cui si sta lavorando ha come punto di partenza la riqualificazione del Parco di Ponte di Nona. – ci raccontano – L’elaborato in fase di ultimazione prevede al suo interno un totale ripensamento degli spazi verdi sia in termini di manutenzione/organizzazione che di servizi erogati. E’ nelle nostre intenzioni trasformare il Parco in un vero e proprio presidio educativo del territorio”.